Trasfigurazione Parma











XXVIII domenica del Tempo ordinario


Sap 7,7-11 Sal 89 Eb 4,12-13 Mc 10,17-30




CHI MAI SI PUÒ SALVARE?


Introduzione

Nel brano del Vangelo di questa domenica (Mc 10,17-30) troviamo in particolare il tema del rapporto con le ricchezze. Anche la prima lettura (Sap 7,7-11) ci spinge in questa direzione nell’interpretazione del testo evangelico. Infatti l’autore del testo sacro afferma di non anteporre nessuna ricchezza materiale alla sapienza: «stimi un nulla la ricchezza al suo confronto». Tuttavia potremmo dire che c’è un tema ancora più centrale nel testo evangelico e anche nel brano della Sapienza, dal quale dipende anche il rapporto con le ricchezze: che cosa può salvare la vita. Nella seconda lettura (Eb 4,12-13) si afferma che la parola di Dio è viva ed efficace, «più tagliente di una spada a doppio taglio». Forse è questo il «tesoro» che un credente deve cercare per avere la vita. Infatti «tutto è nudo» davanti a Dio: non c’è ricchezza che possa acquistare la salvezza, ma unicamente la potenza della Parola. Questa nudità di tutto davanti a Dio è la vera relativizzazione della ricchezza umana nella ricerca della felicità e della pienezza di vita.


Commento

Gesù, un uomo ricco, i discepoli: tre personaggi segnati da tre stati d’animo differenti, dipinti da Marco con sapienti pennellate: amore, tristezza, stupore. Al centro, una domanda: «Chi mai si può salvare?». È questo il vero tema centrale del Vangelo, che è anche una domanda che abita ognuno di noi. Certo forse non ci poniamo in modo così pressante il tema della salvezza eterna, che facciamo fatica a comprendere e che appartiene ad un linguaggio lontano dalla nostra epoca. Tuttavia la domanda sulla salvezza della nostra vita, forse anche usando parole diverse, tutti ce la poniamo: chi può salvare la propria vita? Chi può darle un senso? Chi può renderla veramente umana? Chi può sentirsi realizzato? A tali domande i personaggi del nostro brano danno risposte differenti. Il primo personaggio è un uomo che lungo il suo cammino verso Gerusalemme si accosta a Gesù per interrogarlo. Non ha un nome, è semplicemente un essere umano, uno come tanti, probabilmente un buon credente. La sua domanda rivela come egli vedeva la sua relazione con Dio: «che cosa devo fare». Per lui la salvezza della vita dipende dal suo «fare». Gli manca una cosa sola, dirà Gesù, ma ciò che gli manca non è una cosa da aggiungere alle altre cose che già fa così bene e che già possiede: gli manca ciò che potrebbe dare «sapore» alle Dieci Parole che già custodisce fedelmente. Per questo lo stato d’animo che avvolge quell’uomo è la tristezza: non sa aprirsi alla cosa che gli manca e che darebbe senso a tutto ciò che già ha, anzi glielo farebbe riavere centuplicato in relazioni nuove. Il secondo personaggio è Gesù, un uomo in cammino verso una meta, che calpesta una strada più teologica che geografica, una strada che rivela il suo rapporto con Dio: un amore sino alla fine che non risparmia nemmeno la propria vita e la riceve centuplicata nel suo abbandono al Padre. La sua domanda è un grido: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio!». Egli è l’evangelo di Dio che annuncia una nuova possibilità di rapporto con Dio da figli e non da schiavi. Il suo stato d’animo è l’amore che precede qualsiasi richiesta. Prima ancora di richiedere la rinuncia e la sequela, Gesù guarda con amore l’uomo che gli ha rivolto la domanda sulla salvezza. Prima di qualsiasi impegno, prima di qualsiasi «opera buona e religiosa» c’è un amore che sempre ci precede e che chiede unicamente di essere accolto. Senza questo sguardo d’more ogni richiesta sarebbe insostenibile, ogni passo su quella strada sarebbe al di sopra di ogni nostra possibilità. Il terzo personaggio sono i discepoli. Camminano sulla via di Gesù lo seguono ormai da tempo, ma sono timorosi e non comprendono la via del maestro. Non sono ricchi materialmente ma hanno altre ricchezze, che fanno fatica ad abbandonare. La loro domanda non è molto diversa da quella dell’uomo ricco: «E chi mai si può salvare?». Essi sono come l’uomo ricco: hanno anche loro un’osservanza da vantare, dei meriti da rivendicare. In fondo essi hanno seguito Gesù, lasciando tutto, ma forse anche a loro manca ancora una cosa sola. Non una cosa tra le altre: non devono fare nulla di più di ciò che già fanno. A loro manca, come all’uomo ricco, di saper incrociare quello sguardo d’amore che li precede sempre. Il loro stato d’animo è lo stupore e lo sbigottimento davanti alle parole del maestro, davanti alle parole, ma forse ancor di più davanti ai gesti e al modo di andare incontro al suo destino di sofferenza e di morte. Essi avranno bisogno di arrivare a Gerusalemme e di vedere sulla croce il segno grande dell’amore che si dona e precede sempre.


Conclusione

Ma c’è un quarto personaggio che siamo noi. Anche noi con le nostre domande e i nostri stati d’animo, ci troviamo proprio come i discepoli sulla strada dietro a Gesù. Forse anche a noi manca una cosa sola: comprendere che lasciarsi amare è l’atto di suprema povertà, di nudità davanti a Dio. Solo chi sa lasciarsi incontrare dallo sguardo d’amore di Dio, che sempre e tutto precede, ha lasciato e ha seguito veramente. Perché tutto è possibile a Dio!



Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli

© 2019 Parrocchia della Trasfigurazione
Via Ruggero Leoncavallo 4 - 43123 Parma PR
Telefono 0521 491415 - IBAN IT77R0623012783000035241355