Trasfigurazione Parma












ATTI DEGLI APOSTOLI


Settimana dal 25.04.21 al 1.05.21



Commento

Capitolo 19°: Fedele alla sua promessa l’apostolo Paolo, succedendo ad Apollo, arriva ad Efeso. La città, terzo nucleo di diffusione della parola secondo l’autore degli Atti, era un grande centro di scambi commerciali dove affluivano le correnti culturali e religiose del mondo greco-romano e dell’oriente. Paolo vi resterà più di due anni e si ritiene che qui abbia scritto le lettere ai Corinzi, ai Filippesi e forse anche ai Galati. Più tardi, fatto prigioniero, invierà alle chiese di questa regione la sua grande lettera di contemplazione e di maturità: la lettera agli Efesini. La fondazione della chiesa di Efeso ebbe luogo nella casa di un maestro greco e con ogni probabilità, alla stessa epoca, furono fondate da Paolo le chiese vicine. Il battesimo di Giovanni, l’unico conosciuto dagli Efesini, preparava i Giudei pentiti a ricevere un Messia regnante sulla terra, Paolo non negava un valore etico-religioso alla predicazione di Apollo, però faceva chiaramente capire che mentre il battesimo di Giovanni era semplicemente di penitenza in attesa dell'arrivo del messia, quello cristiano metteva in relazione, per opera dello Spirito Santo, con Cristo morto e risorto. Il dono dello Spirito, mediato dall'Apostolo attraverso l'imposizione delle mani, favoriva il cammino di fede dei discepoli di Giovanni ed invitava a creare unità tra gruppi, movimenti ed esperienze spirituali diverse. La parola del Signore cresceva potentemente e si rafforzava, non solo per i miracoli compiuti dall’apostolo, ma per la sua capacità di entrare nei cuori. Essa spingeva questi credenti a confessare le cose che avevano fatto e a rinunciare pubblicamente alle arti magiche. La città di Efeso,infatti, era nota nell’antichità anche come centro della magia: esorcisti e ambulanti giudei erano famosi e apprezzati, vi era anche uno splendido tempio consacrato alla dea Diana, le cui visite e la vendita delle miniature in argento procuravano un grande guadagno agli artigiani della città. La predicazione del Vangelo non poteva che danneggiare il loro commercio, perciò si associarono per difendere i propri interessi, dando ipocritamente alla loro azione un pretesto religioso e suscitando un tumulto contro Paolo e gli altri.


Capitolo 20°: Paolo, ormai al termine del terzo viaggio missionario, sta per dirigersi verso Gerusalemme. Si respira un’atmosfera insolita, in parte triste, per le minacciose ombre che si allungano sul suo incerto futuro, in parte serena per il totale abbandono alla volontà del Signore. Non potendo ritornare presso la comunità di Efeso, dove ha lavorato per circa tre anni, da Mileto, sulla costa dove è attraccata la nave, manda a chiamare i responsabili di quella Chiesa per un ultimo commovente incontro. Questo, che diventa poi Il suo testamento, è il terzo discorso dell’Apostolo riferito negli Atti. Il primo, tenuto ad Antiochia, il secondo quello all’Areopago e infine questo di Mileto rivolto ad un gruppo di cristiani e in particolare ai presbiteri della Chiesa. È l’ultimo incontro del grande missionario con una comunità da lui fondata e con quelli chiamati a proseguire il suo compito nella guida e animazione della Chiesa. Il discorso di Mileto è come una pietra miliare sul cammino dell’evangelizzazione, segna una svolta storica, perché chiude il periodo della fondazione apostolica della chiesa e inaugura quello della continuità storica assicurata dalla fedeltà al modello e all’insegnamento lasciati dall’Apostolo. Paolo inizia il suo discorso invitando gli anziani a far memoria di ciò che lui ha fatto in mezzo a loro, afferma che la sua predicazione è stata anzitutto uno stare con loro, li incita alla vigilanza, ma soprattutto li raccomanda alla grazia di Dio esortandoli a proseguire la sua missione, dando loro la stessa fiducia che Dio gli ha dato. Sottolinea che l'umiltà è stata alla base della sua presenza tra gli efesini, sa che quanto ha fatto non è per merito suo, ma è un dono del Signore: lo è la sua vita, la sua vocazione, il fatto stesso di annunciare il Vangelo. Non ha alcun merito e non si ritiene meritevole di nulla (At. 20,24).L’ultima scena,con la piccola comunità raccolta attorno all’apostolo inginocchiato sulla spiaggia, evidenzia che anche Paolo , come Gesù, vuole terminare il suo discorso di addio con una preghiera, suggerendo in tal modo che l’abbandono totale alla volontà di Dio è la vera sorgente del coraggio, della speranza e della perseveranza nella fede e nell’ amore di ogni cristiano.