Trasfigurazione Parma












ATTI DEGLI APOSTOLI


Settimana dal 28 febbraio al 6 marzo



Commento

Capitolo 3°: Nel nome di Gesù, Pietro, per la prima volta a Gerusalemme, dove sono raccolte tutte le componenti e tutte le rappresentanze del popolo di Israele, si dedica a quella testimonianza della risurrezione del Signore che si chiama anche evangelizzazione. Tutto avviene a Gerusalemme e sia per Pietro che per gli altri, l’interlocutore della loro testimonianza è il popolo d’Israele, il popolo della prima alleanza, a cui Pietro e gli altri appartengono, è il loro popolo, il popolo delle promesse, il popolo della liberazione. Pietro è il testimone e con lui gli altri undici. Pietro non è solo ma Luca vuole mettere in evidenza la sua figura nell’esercizio della vita cristiana, Pietro è la figura che emerge ma accanto a lui ci sono i discepoli e la comunità che cresce. In questo capitolo vediamo la potenza dello Spirito Santo manifestarsi non solo nelle parole degli apostoli, ma anche nelle loro opere: di fronte ad una richiesta di elemosina Pietro e Giovanni offrono ad un uomo quello che per loro è il tesoro più importante, la testimonianza di fede in Gesù Cristo. “Nel nome di Gesù di Nazareth, che è il Messia, cammina e entra con noi nel tempio”. Nel nome di Gesù, quell’uomo entra con Pietro e Giovanni, si aggrappa a loro, fanno un gruppo unico e nel nome di Gesù l’uomo viene guarito. Essi così continuano l’opera di salvezza del Signore che li aveva inviati a predicare “che la gente si convertisse”. Ma questo atto miracoloso come pure la predicazione alla conversione, tema del secondo discorso che Pietro rivolge alla folla accorsa nel portico di Salomone, genera l’ostilità dei sacerdoti che vorrebbero tacitare la cosa.


Capitolo 4°: Dal capitolo 3, di seguito fino al c. 4, v. 22, tutto ruota attorno al fatto che Luca ci ha raccontato: lo storpio, che era storpio dalla nascita, è entrato nel tempio. Allora la gente e le autorità di Gerusalemme si interrogano su questo fatto. Prima la gente, ora le autorità. “Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i Sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dei morti. Li arrestarono e li portarono in prigione fino al giorno dopo, dato che era ormai sera”. Dopo la notte Pietro e Giovanni vengono interrogati: “In nome di chi avete fatto questo?” E Pietro, pieno di Spirito Santo, spiega che è nel nome di Gesù che quest’uomo è entrato, è per questo motivo che le porte si sono aperte, è per questo motivo che lo storpio, che era fuori dal tempio, si è ritrovato all’interno del tempio. Proprio per la fede riposta in Lui, Gesù ha dato vigore a quest’uomo,la fede in Lui gli ha donato la perfetta guarigione. “Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza, non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”(4,10-12). Pietro sta dicendo che non c’è un altro riferimento, in base al quale, noi possiamo ritornare alla pienezza della vita. È in forza della nostra appartenenza a Gesù, in forza di questo coinvolgimento vitale nella Pasqua di Gesù, che è morto ed è Risorto, che noi siamo vivi e in cammino. Al v. 22, Luca ci parla ancora di quell’uomo sul quale era avvenuto il miracolo della guarigione, il quale aveva “più di quarant’anni”, 40 anni sono gli anni di una vita, una generazione, una vita consumata, una vita finita, una vita perduta, mentre ora, nel nome di Gesù,si è aperta per quell’uomo una strada per ritornare alla pienezza della vita. Nel nome di Gesù, per tutti gli uomini, si apre la strada del ritorno alla vita.